La voce della seleçao fa anche il vino, e che vino

11062014_galvaoGalvao Bueno in Brasile è un mito vero. E’ il telecronista più famoso del Brasile, ma la sua popolarità è paragonabile a quella dei più grandi calciatori che hanno vestito la maglia verdeoro. Un’istituzione nazionale vera e propria. Anche i suoi guadagni sono paragonabili a quelli di un calciatore, con la differenza che la sua carriera è stata molto più lunga e non ha alcuna intenzione di andare verso la fine. Normale che a un certo punto della sua vita abbia deciso di differenziare un po’ le sue attività. Circa 5 anni fa, Galvao Bueno ha lanciato un vino rosso con il suo nome, ma legandosi all’azienda vinicola brasiliana Miolo. Poi insieme al suo addetto stampa Igor Ostrovsky ha organizzato un pranzo in un rumorosissimo ristorante di San Paolo che si trova sulla strada dell’aeroporto di Congonhas. Lo scopo era quello di conoscere i migliori giornalisti brasiliani specializzati in enologia, ma alla fine Galvao è riuscito a sovrastare con la sua eloquenza sia il rumore degli aerei sia le domande dei cronisti.In quell’occasione, il telecronista ha annunciato di voler produrre un sauvignon blanc barricato, sempre in collaborazione con la Miolo. Ma a distanza di quattro anni il mondo di Galvao Bueno è completamente cambiato. All’inizio del 2014 ha presentato la sua versione del Brunello di Montalcino, prodotto in collaborazione con l’enologo italiano Roberto Cipresso. Nel frattempo Galvao è diventato socio a tutti gli effetti dell’azienda vinicola Miolo che è diventata una delle più importanti di tutto il Brasile, ma ha anche comprato la tenuta Bellavista, nella campagna dello stato di Rio Grande do Sul, non lontano da Porto Alegre, la zona più favorevole di tutto il Brasile per la viticoltura. Produce un vino che si chiama Parallelo 31 (cabernet sauvignon, merlot e petit verdot), un pinot nero, il sauvignon blanc che aveva annunciato cinque anni fa e che gli è riuscito perfettamente, ma anche uno spumante interessante.
Il Brunello di Galvao Bueno ovviamente non è la stessa cosa di quello che si produce a Montalcino, ma ha critiche molto positive, prezzo astronomico a parte. Nel frattempo anche Roberto Cipresso ha fatto molta strada, è diventato direttore tecnico (la terminologia calcistica non poteva mancare) dell’azienda di Galvao. Qundi adesso la produzione della coppia Bueno-Cipresso è su due livelli: uno superqualitativo con la fazenda Bellavista (da non confondersi con l’omonima casa vinicola italiana di Franciacorta) e uno qualitativo-quantitativo con la Miolo, che si affida sempre più ai consigli della coppia italobrasliana. E chi ha la fortuna di essere ora in Brasile per i Mondiali può sperimentare in prima persona quanto si sia evoluto il vino in un Paese dove fino a qualche tempo fa si consumava pochissimo.

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