Haga ha vinto poco in Superbike ma stravince in cucina

10455120_257378244447291_6374548578853324071_nNoriyuki Haga andava forte. Per la verità va ancora forte, quando decide di salire su una moto. E’ sempre stato uno da – come avrebbe detto il grande Marco Simoncelli – “più gas e meno pugnette”. Ha corso in Superbike dal 1994 al 2010 ma nel frattempo si è anche esibito nel Motomondiale, classe 500, dal 1998 al 2003. In carriera (Superbike) un totale di 313 Gran Premi disputati e 43 vinti, con tre Mondiali Superbike mancati per un soffio nel 2000, 2007 e 2009, 116 podi, 7 pole positions. Nel Motomondiale 32 Gran Premi e un podio, terzo posto in Giappone nel 1998 quando corse nella 500 grazie a una wild card. Non è mai stato campione del mondo per caso o forse per la sua attitudine allo spettacolo, a combattere sempre e comunque. In almeno due delle tre occasioni sprecate per vincere il Mondiale Superbike, sarebbe bastato qualche calcolo in più per tagliare il traguardo per primo. Ma lui è fatto così, vuole sempre il meglio. Non si accontenta di un applauso, pretende la standing ovation.Noriyuki abita in Italia da una vita. Per molti anni aveva eletto il suo domicilio in Brianza, recentemente ha deciso di puntare su Milano. Parla la nostra lingua a un livello elevatissimo. Ma del resto non si sarebbe mai accontentato di una via di mezzo. E da febbraio ha aperto un ristorante, ovviamente giapponese, ma veramente super. Si chiama “Fukurou” che più o meno vuol dire “Mettere la fortuna nella gabbia”. Si trova in via Trivulzio 16. Proprio davanti a quella che i milanesi chiamano confidenzialmente “Baggina” ma che in realtà di chiama “Pio Albergo Trivulzio”, un ospedale geriatrico che da decenni è un punto di riferimento in città. Il locale è di grande classe anche se un po’ nascosto. Ma più che il design dell’ambiente, la grande forza è l’estrema qualità di quello che arriva nei piatti.
60898_193413507510432_1410438760_nAnche in questo caso, Haga ha voluto puntare al meglio. E ha preso lo chef migliore che ci potesse essere su piazza milanese. Si chiama Yoshizaku Ninomiya, è praticamente un ragazzo (classe 1979) ma ha un’esperienza straordinaria. Dal 2004 ha lavorato a Yufuin, località giapponese molto raffinata e conosciuta per le terme e per l’elevatissimo livello della proposta gastronomica, portando avanti la cucina dell’hotel Ryokan. Nel 2009 è arrivato a Milano per fare lo chef del ristorante Osaka in corso Garibaldi, il locale più frequentato dai giapponesi che si trovano a Milano per lavoro o per residenza. E’ stato per un certo periodo l’unico in città a proporre il “ramen”, la fantastica zuppa tipica giapponese. Ma la sua vera specialità è la cucina “kaiseki”, che consiste in una serie di portate in successione, studiate attentamente per far compiere al cliente un percorso straordinariamente stimolante dal punto di vista gustativo. Yoshizaku ha trasferito tutte la sua sapienza al Fukurou, dove si trovano portate che anche in una città come Milano sono quasi irreperibili altrove. Tra gli antipasti yamaimo con salmone, gyoza, tako wasa, polpo marinto nel wasabi, omelette giapponese, spiedini di cipolla.
10530778_257378257780623_815596696060811152_nTra i piatti principali, udon con manzo, pancetta alla piastra e molte altre opere d’arte. Con tutte queste premesse non ci si può certo aspettare un conto tipo i milioni di “all you can eat” distribuiti per le vie milanesi. Non si spende poco, ma non si esce nemmeno con le lacrime agli occhi, se non per il wasabi. E comunque Noriyuki si merita un applauso, come quando correva e finiva per arrivare secondo in un Mondiale piuttosto che rinunciare a godersi quella standing ovation.

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