Tassotti e Donadoni hanno allevato un fenomeno

dacCalciatori uguale bella vita. Calciatori uguale locali alla moda. Fin qui ci siamo. Ma calciatori uguale cucina di altissimo livello, qui no, non c’eravamo. Ci hanno dovuto pensare due campioni veri, due che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 hanno vinto tutto il possibile e anche qualcosa che sembrava impossibile. Hanno sollevato coppe a ripetizione e ne hanno lasciata una anche nel loro locale di Castello Brianza. Una sola, insieme a un pallone. Il richiamo evidente al calcio finisce lì, poi come vedremo c’è qualcosa da scoprire anche nel menù. Mauro Tassotti e Roberto Donadoni hanno scelto la qualità e la qualità li ha premiati: il loro locale, Nuova Trattoria Dac a trà, ha la Stella Michelin dal 2014. La scelta vincente è stata quella di ingaggiare lo chef Stefano Binda, che ha dato una svolta decisa al menù, mentre il locale è stato completamente rivoluzionato.

“Tassotti e Donadoni erano già soci della precedente gestione, ma a un certo punto è cambiato tutto”. Lo racconta lo chef Binda, che vive questa avventura con orgoglio vero. “Il Dac a trà è il primo caso in Italia di Stella Michelin assegnata a un locale gestito da calciatori o ex calciatori. Il connubio sembrava non funzionare, invece la scelta di puntare sulla qualità ha dato i suoi frutti”.
Il bello è che a Stefano del calcio interessa zero. “Non sono tifoso, il calcio non mi è mai piaciuto. Io mi dedico alla cucina al cento per cento, questa è la mia vita e questo forse è stato il segreto che ci ha consentito di raggiungere certi traguardi. Alcuni clienti evitano di venire a mangiare da noi perché forse pensano che sia un covo di milanisti. Ma non è così. Il nome “Dac a trà” in dialetto locale vuol dire “Dagli retta”. Nel senso che bisogna dare retta a due personaggi noti come Tassotti e Donadoni per capire dove si mangia veramente bene. In passato ci sono state delle serate in cui Arrigo Sacchi e altri personaggi del calcio finivano per interagire con le altre persone che cenavano del ristorante. Delle serate a tema, in pratica. Ma in generale chi entra nel locale vede solo quella coppa e quel pallone come richiamo al calcio. Il resto è solo buona cucina”.

Attenzione al menù però. C’è un antipasto che si chiama “I rossoneri scendono in campo”. E allora urge una spiegazione da parte di Chef Binda: “Riproduco un campo da calcio, commestibile. Il piatto è quasi rettangolare. Lo cospargo di erbette polverizzate e traccio le linee bianche. Sopra ci metto delle frittelle che assomigliano agli sciatt della Valtellina, ma al posto del formaggio uso il baccalà. L’impasto contiene del nero di seppia e quindi la frittella assume il colore nero. Sopra ci metto una striscia di gelatina di peperone rosso: così le frittelle diventano piccole maglie del Milan”. Una piccola concessione a due monumenti del Milan ci volevano, noblesse oblige. Per il resto Stefano tira dritto e continua a creare i suoi capolavori mentre continua a non essere interessato al calcio. E presto potrà creare in una location paradisiaca a Oggiono, pochi chilometri più in là ma in riva al lago. Con la stessa classe di Donadoni e la stessa determinazione di Tassotti.

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