I VIP A SAN SIRO MANGIANO STELLATO

bartolini_copia1Panino con la mortadella. Magari con la frittata. E se la mamma non ha tempo di prepararla, ci sono sempre i baracchini intorno allo stadio. Salamelle alla griglia e passa la paura, magari con un po’ di ketchup. Lo stereotipo dice che il pranzo da stadio è questo. Era così trent’anni fa, per i comuni mortali continua a essere così. Ma per qualche eletto, per i Vip di San Siro, un pomeriggio allo stadio vuol dire anche un pranzo stellato. Il catering della zona superprivilegiata dello stadio milanese è affidato a un vero fuoriclasse nella categoria degli chef, Enrico Bartolini, due stelle Michelin conquistate con il suo ristorante all’interno del Devero Hotel di Cavenago Brianza, quella costruzione circondata da bandiere che si vede dall’autostrada Milano-Venezia. Bartolini è appassionato di calcio, tifoso del Milan, amante del bel gioco e del concetto di squadra anche nella sua professione: “La complicità, quando c’è, si sente. Altrimenti risulta tutto perfetto, manca il tocco di emotività che accende quelle corde che di solito riserviamo a chi si preferisce. Cerco di condividere con la mia squadra concretezza, gusto, bellezza, pulizia, precisione e disciplina. Ma questo lo diciamo tutti. La filosofia andrebbe mangiata, altrimenti la si può raccontare in tanti modi quasi sempre freddi”.
L’esperienza di San Siro è una novità assoluta. Un atout che avvicina San Siro ai grandi stadi delle grandi capitali europee grazie a un’idea dell’imprenditore Massimo Gianolli. “E’ inusuale che un cuoco stellato possa applicarsi allo stadio. abbiamo studiato una formula dove il gusto dell’ospitalità assomiglia a quello del ristorante. Nel mondo del calcio ci sono grandi investimenti e anche sprechi a volte. Ciò che è certo è che questo mondo risulta molto costoso. La cura del cibo e del bien vivre è un complemento aggiuntivo indispensabile per rendere coerente l’insieme”. Certo non è facile nemmeno trovare la formula giusta per offrire ai Vip quello che si aspettano: “Si preparano piatti che rassicurano, in mezzo alcuni che sorprendono, devono essere comodi e immediati. Il vino e la conversazione sono i principali animatori del cibo in questo bel salotto”.
Nella biografia di Enrico Bartolini ci sono esperienze a Parigi, a Londra, ma anche presso grandi chef italiani come Massimiliamo Alajmo, deus ex machina del ristorante Le Calandre di Rubano, in provincia di Padova. Dal 2010 la svolta definitiva, con la gestione del Devero Ristorante e del Dodici24 Quick Restaurant sempre all’interno dell’hotel Devero. Il suo stile viene definito “BE Contemporary Classic” ma da ragazzino, forse, Bartolini ha anche pensato di fare il calciatore: “Ho giocato da piccolo, ero un mediano con molto fiato. A 13 anni mi sono messo la giacca da cuoco e ho abbandonato. Da buon italiano sono rimasto legato a questo sport. Un mio ex compagno delle scuole medie è un arbitro professionista, e quando “lavora” lo guardo con ammirazione. Lui tifava Fiorentina però, e a Subbuteo mi dava le paghe”. Una battuta di un grande del calcio forse gli ha fatto sorgere qualche dubbio: “Trapattoni, una sera a cena da me con la sua bella famiglia mi ha detto che sono bravo, ma a fare il cuoco mi son perso la vita. il calciatore mi avrebbe dato senz’altro unagio diverso. Ho capito bene cosa intende. Però mi piace quello che faccio e dunque resisto”.
Ha ammirato molto Franco Baresi per i suoi salvataggi incredibili. Ha conosciuto Vincenzo Nibali (“E’ forte e ricco di energia e applicazione. Il ciclismo è molto duro e alcuni ciclisti guadagnano meno dei cuochi”) ma adesso vede lo sport con una filosofia diversa: “L’ammirazione più grande la lascio a qualcuno che ha un carattere più bello del mio. Ai paralimpici che riescono a nuotare senza un arto e a sorridere quando gli è concesso di correre e di pedalare”. C’era una volta i panini con la mortadella preparati dalla mamma. E ci sono ancora, ovviamente. Ma certo i Vip che possono assaggiare i capolavori di questo genio magari rischiano di distrarsi dalla partita.

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