Monachello, un po’ bomber e un po’ chef

Foto IPP/Alberto Sabattini Reggio Emilia 13-09-2015 calcio campionato serie A 2015-2016 Sassuolo-Atalanta 2-2 nella foto Gaetano Monachello italyphotopress world copyrightSi può fare gol anche in cucina. Con cautela, ovviamente. Fare il calciatore e inventare piatti sono ancora due attività poco compenetrabili, ma la passione per la cucina d’autore in Italia è talmente diffusa che presto troverà un giusto compromesso anche con il mondo del pallone. Per ora, ci sono le eccezioni. Gaetano Monachello, attaccante dell’Atalanta, ha scelto come hobby la buona tavola. Per il momento da spettatore. Nel tempo libero si tende sul divano con la fidanzata, studentessa universitaria, e divora i programmi di cucina. “La passione me l’ha trasmessa lei, quando non è a lezione ci rilassiamo ammirando le creazioni degli chef. A me piace anche a cucinare, per ora piatti semplici. Alla mia ragazza piace pulire, risistemare tutto. Quindi siamo una coppia perfetta”.

Monachello è un giocatore ancora giovane e molto promettente, ma con idee chiare in fatto di calcio e di cucina. “Il mio idolo è lo chef Antonino Cannavacciuolo. Ammiro la sua capacità di reinventare i piatti tipici della cucina meridionale. E poi è una persona umile”. Giovane dunque (21 anni) ma già con un’esperienza di vita invidiabile alle spalle. Nato ad Agrigento, è cresciuto nelle giovanili dell’Inter, poi è passato al Parma e da lì ha spiccato il volo: Metalurg Donetsk, Olympiakos Nicosia a Cipro, Monaco, Cercle Bruges, Ergotelis in Grecia, poi il ritorno in Italia al Lanciano e ora Atalanta. Un viaggio umano ma anche gastronomico che parte proprio dalla Sicilia. “Ricordo tutti i sapori della mia terra. Sono molto diversi rispetto a quello che ho avuto modo di provare in giro per il mondo. Sarà l’aria o forse l’acqua, non saprei. Ma da noi certi prodotti fanno davvero la differenza”.

Certo dalla Sicilia all’Ucraina il salto è complicato. “In Ucraina invece non ho apprezzato molto la cucina, optavo spesso per i ristoranti italiani. Una cosa che mi ha stupito è che da loro il maiale è la carne più costosa”. Grecia e Cipro alla fine hanno molte attinenze tra di loro. “Della cucina greca ricordo bene la feta, un formaggio davvero delizioso. Devo anche ammettere che alcuni piatti ricordano quelli della cultura siciliana. Forse per le spezie che utilizzano”. A Bruges, altro cambiamento radicale. “in Belgio, a contorno di ogni piatto, facevano sempre le patatine fritte ed erano davvero una specialità. Anche il cioccolato è ottimo”.  Nel passaggio per il Monaco c’è però un particolare difficile da dimenticare. “Mi piace la buona cucina, non ho ristoranti ai quali sono particolarmente affezionato. In Sicilia si mangia bene ovunque. Se dovessi citare un ristorante in particolare, direi Cipriani a Montecarlo. Si mangia da dio”.

E adesso, l’Atalanta. Cucina bergamasca, magari poco compatibile con l’attività di calciatore in generale, ma sana e genuina. “Ancora non ho un ristorante preferito, sono qui da poco e sto ancora esplorando… Comunque non sono particolarmente esigente, mangio praticamente tutto ed è difficile che in un locale mi trovi male”. Ovviamente stando sempre attento alla quantità. Quando si fa quella professione le dieta deve essere rigida. “Io seguo quella che seguono tutti gli atleti. E’ importante mangiare bene, senza eccessi, e fare molta attività fisica”. Per fortuna all’Atalanta hanno un cuoco che può competere con quelli che spopolano in televisione. “Gabriele Calvi, “Gabri” come lo chiamiamo noi,  non è solo un grande chef, ma anche una persona squisita. Chiaro che con noi giocatori non può sbizzarrirsi molto, abbiamo una dieta che non lascia tanto spazio alla creatività.  Ma già il semplice sugo al pomodoro è pazzesco. Io vado matto per le cosce di pollo. Ha un trucco che le rende spettacolari. Segreti da chef…”.

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