un Dolcetto d’oro

“ A casa mia era ristorante tutti i giorni” comincia così la chiacchierata con Stefano Baldini, campione olimpico di maratona nel 2004 ad Atene in partenza per New York dove correrà la corsa più famosa del mondo. Naturalmente Baldini non è più un atleta, corre per divertirsi quando può: “anche tutti i giorni, ma capita che non metta le scarpette per una settimana per impegni di lavoro. Oggi mi accontento di corre anche solo per mezz’ora, da atleta non mi sarei neppure cambiato”, e poi da qualche tempo, oltre ad essere responsabile del settore giovanile della Fidal, Baldini allena Andrea Lalli, ventottenne atleta toscano, in passato campione europeo di Cross, campione italiano di mezza, che vuole diventare consistente sulla distanza dei 42 km e 195 metri.

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Ma torniamo al ristorante di casa Baldini, nella campagna reggiana “siamo undici fratelli e per mia mamma Maria era come lavorare nella cucina di un ristorante, oggi poi con i nipoti la situazione, anche se non è quotidiana, è enormemente allargata” racconta Baldini “e naturalmente in Emilia le donne  sono maestre nella sfoglia, ognuna con la sua ricetta personale; vivere in campagna mi ha permesso di alimentarmi con i prodotti della nostra terra, dal latte alla carne, alle verdure: tutta roba sana”.

Milano 06/04/2014-Milano City Marathon 2014 - Deejay Enervit Training Center - foto di Giancarlo Colombo/A.G.Giancarlo Colombo
“Insomma mangiare bene per me è sempre stato importante. Perché lo è per ogni atleta. Infatti la mia alimentazione è cambiata perché è molto raro che mangi a casa pranzo e cena perché per lavoro viaggio molto. A volte si sgarra, ma siccome da atleta seguivo la dieta a zona ho cercato di mantenere per quanto possibile un regime alimentare analogo. Comunque mi piace andare al ristorante e dalle mie parti ce ne sono tanti di ottimi; in Emilia è difficile mangiare male. Si può andare al ristorante anche senza fare la mangiata epocale, quella per cui fai fatica ad alzarti da tavolo e che ti devasta per 24 ore. La qualità è più importante della quantità”.
“A New York porto con me mia figlia quattordicenne che è una consumatrice di programmi di cucina e vuole assolutamente andare da Becco il ristorante di Joe Bastianich, dalle mie parti i miei ristoranti preferiti sono Clinica Gastronomica a Rubiera il cui nome è già un programma, da Arnaldo si va per il carrello dei bolliti e degli arrosti e naturalmente le paste fresche. Visto che sono di zona sono stato a La Piccola Francescana, il bistrot di Massimo Bottura, ma al ristorante stellato più famoso d’Italia non sono mai stato. Un altro posto dove vado volentieri da le mie parti è La Masseria: sono ragazzi di origine pugliese a Marzaglia che hanno un menù sempre uguale ma tutto è molto buono, atmosfera famigliare”.
La famiglia Baldini produce latte che diventa Parmigiano Reggiano. “Siamo soci in un caseificio (caseificio di Roncocesi, codice 789) assieme ad altri allevatori: “ ancora oggi quando ho tempo mi piace lavorare in azienda, vado in stalla, mi sfogo sul trattore, anche da bambino mi piaceva”.

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Tra il vino e la birra Stefano Baldini preferisce il primo, “amo il Pinot Nero così come il Gevurztraminer e il Vermentino toscano e sul vino prima delle gare c’è un aneddoto curioso che riguarda le Olimpiadi di Atene: il giorno prima della gara dove ho vinto l’oro ho bevuto mezzo bicchiere di Dolcetto d’Alba per stemperare la tensione. E’ servito!!!!
Insomma il vino come integratore….. “diciamo che gli integratori hanno fatto passi da gigante dal punto di vista del gusto, una volta erano tremendi, imbevibili. Oggi fortunatamente le cose sono cambiate e ci sono barrette di cui rischi di fare indigestione tanto sono buone. Magari un giorno qualcuno si inventa un integratore firmato da un grande chef”.

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